ANALISI
Export alimentare: i comparti che tirano negli ultimi dati ISTAT
Nel 2025 l'export di alimentari e bevande è cresciuto più della media nazionale, ma il dato aggregato nasconde differenze enormi tra merceologie. Per una PMI che valuta l'estero, la scelta del comparto pesa più della scelta del paese.
Redazione · 25 marzo 2026
L’export italiano di prodotti alimentari, bevande e tabacco è cresciuto del 4,3% nel 2025, contro il +3,3% dell’export nazionale complessivo: lo certifica il comunicato ISTAT sul commercio estero diffuso il 17 febbraio 2026. Ma il dato medio dice poco. Dentro quel 4,3% convivono merceologie che corrono oltre il 20% e merceologie che arretrano quasi altrettanto. Per una PMI che valuta il primo mercato estero, la domanda giusta non è “in quale paese”, ma “con quale prodotto”.
Cosa dicono davvero i numeri ISTAT sul 2025
Il quadro d’insieme è positivo. Nel 2025 l’export italiano in valore è tornato a crescere (+3,3%, era -0,5% nel 2024) e l’alimentare è tra i quattro settori che hanno contribuito di più alla crescita, insieme a farmaceutica, metalli e mezzi di trasporto, come riporta l’approfondimento annuale nello stesso comunicato ISTAT.
C’è però un dettaglio che chi produce deve leggere con attenzione: a livello nazionale la crescita in valore è spiegata soprattutto dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi esportati crescono solo dello 0,7%, sempre secondo ISTAT. Tradotto: una parte della crescita è prezzo, non quantità. Chi ragiona su capacità produttiva e investimenti deve tenere separate le due cose.
Quali comparti alimentari crescono di più
L’analisi per categoria di prodotto contenuta nel comunicato ISTAT di febbraio 2026 mette in fila le merceologie che hanno sostenuto l’export italiano nel 2025. Tra le prime dieci per contributo positivo compaiono quattro voci della filiera alimentare:
- Tè e caffè: +22,8% sul 2024. Il caffè torrefatto italiano si conferma un prodotto da esportazione ad alta velocità.
- Cacao in polvere, cioccolato, caramelle e confetterie: +20,7%. Il dolciario industriale è il secondo motore del comparto.
- Derivati del latte (panna, burro, yogurt): +13,3%. Un segnale forte per il lattiero-caseario oltre i formaggi.
- Macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco: +12,8%. Non è cibo, ma è filiera: quando le macchine per il food viaggiano, la domanda mondiale di capacità produttiva alimentare sta crescendo.
Sul fronte opposto, la stessa analisi ISTAT colloca l’olio di oliva tra le dieci voci con il contributo negativo più ampio all’export 2025: -19,9% in valore. Un’avvertenza è d’obbligo: il dato è in valore, e per un prodotto con quotazioni all’origine molto volatili una flessione del genere non equivale automaticamente a meno prodotto venduto. Ma per chi pianifica i ricavi esteri, il valore è quello che entra in azienda. Per le serie storiche dei prezzi all’origine il riferimento resta ISMEA Mercati.
Perché il comparto pesa più del paese
Mettiamo in fila le due forbici. Tra le merceologie alimentari citate dal comunicato ISTAT, la distanza tra chi corre di più (tè e caffè, +22,8%) e chi arretra di più (olio di oliva, -19,9%) supera i 40 punti percentuali in un solo anno.
La forbice tra i mercati di destinazione, sull’export italiano complessivo, è molto più stretta: ISTAT segnala nel 2025 crescite verso Svizzera (+16,3%), Spagna (+10,6%), Stati Uniti (+7,2%), Francia (+5,3%) e Germania (+2,3%). Tra i principali mercati in crescita ballano una decina di punti, non quaranta.
Perché ti riguarda: se produci nel comparto giusto, quasi ogni mercato maturo può funzionare. Se produci nel comparto sbagliato, o in una fase di prezzi avversa, nessuna scelta di paese compensa. La selezione del mercato estero è un problema di secondo livello: prima viene la dinamica della tua merceologia.
Cosa deve fare una PMI che valuta il primo mercato estero
Tre verifiche, prima di qualsiasi fiera o distributore:
- Controlla la serie storica della tua merceologia, non del “food” in generale. La banca dati esploradati.istat.it/coeweb permette di interrogare export e import per singola voce di prodotto e per paese: è gratuita e aggiornata mensilmente.
- Distingui valore e volume. Se la tua categoria cresce solo in valore, stai cavalcando un ciclo di prezzi che può invertirsi. Se cresce in volume, c’è domanda vera di prodotto.
- Guarda chi ci sta già andando. Se l’export della tua voce di prodotto verso un paese cresce da tre anni, ci sono già canali aperti: distributori, importatori, catene che comprano italiano. Entrare è più facile, ma anche più affollato.
C’è infine un tema di casa: l’estero non perdona le non conformità. Un’azienda che esporta viene guardata con più attenzione anche sugli adempimenti interni, dalla tracciabilità dei rifiuti di stabilimento in su. Chi non ha ancora chiuso l’adeguamento al registro digitale dei rifiuti farebbe bene a partire da lì: ne abbiamo scritto in RENTRI a regime: cosa rischia lo stabilimento non adeguato.
Cosa guardare nei prossimi mesi
Le prossime diffusioni mensili ISTAT sul commercio estero, lungo il 2026, saranno il test per capire se la velocità dei comparti dolciario e caffè regge anche nel 2026 e se l’olio di oliva ha toccato il fondo del ciclo. Per chi vende tecnologia alla filiera, il segnale delle macchine alimentari in crescita merita un monitoraggio a parte: sul metodo di lettura degli ordini di macchinari la testata sorella ha pubblicato una guida dedicata.
La sintesi per chi produce: il 2025 ha premiato l’alimentare italiano più della media dell’export nazionale, ma il premio non è stato distribuito in parti uguali. Prima di scegliere la bandiera sul planisfero, guarda la curva della tua merceologia.