DATI
Pastifici italiani: dove sono e quanto sono grandi, dati ATECO
Dal database camerale di Edizioni B2B la consistenza reale dei pastifici italiani: 1.007 società di capitali attive con ATECO 10.73. La prima provincia non è Napoli, e metà del settore sta sotto i 7 addetti.
Redazione · 20 maggio 2026
I pastifici italiani costituiti in forma di società di capitali e attivi sono 1.007. Il dato viene dal database camerale di Edizioni B2B, perimetro ATECO 10.73: produzione di paste alimentari, cuscus e prodotti farinacei simili. La prima provincia per numero di imprese non è Napoli, patria simbolica della pasta. È Roma.
Come abbiamo contato
Il perimetro è dichiarato, perché sulla parola “pastificio” si sommano cose diverse. Abbiamo estratto dal nostro database camerale, aggiornato ad aprile 2026 su fonte InfoCamere, tutte le imprese con codice ATECO primario 10.73 in stato attivo. Il conteggio include solo società di capitali: srl, srl semplificate, spa, cooperative. Restano fuori ditte individuali e società di persone, numerose soprattutto nella pasta fresca artigianale. Il totale delle partite IVA che producono pasta è quindi più alto: qui misuriamo la parte strutturata del comparto, quella con un bilancio depositato.
Va detto anche cosa contiene il codice: l’ATECO 10.73 copre sia la pasta secca industriale sia la pasta fresca prodotta in forma d’impresa. È il motivo per cui la mappa che segue non assomiglia a quella che l’export racconta.
Per l’ordine di grandezza del mercato, Unione Italiana Food indica per il 2025 una produzione italiana di pasta di 4,2 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,8% sull’anno precedente, con esportazioni in aumento del 2,1% in quantità. Quei volumi escono però da una platea di imprese che nessuna fonte pubblica descrive per territorio e dimensione. Lo facciamo qui.
Dove sono i pastifici italiani
Le prime dieci province per numero di pastifici attivi, dal nostro database camerale:
- Roma: 77
- Napoli: 54
- Bari: 46
- Salerno: 37
- Bologna: 30
- Milano: 30
- Torino: 24
- Verona: 19
- Modena: 18
- Reggio Emilia: 18
A livello regionale, sempre secondo il database camerale di Edizioni B2B, guida la Campania con 129 imprese, seguita da Emilia-Romagna con 115, Lazio con 105, Puglia con 91 e Lombardia con 89.
Il dato strutturale più interessante è la dispersione. Le prime dieci province valgono il 35,1% del totale: nel confronto interno del nostro osservatorio camerale, le officine meccaniche arrivano al 46,5% nelle prime dieci. La pasta è un comparto molto meno distrettuale di quanto si pensi: due pastifici su tre stanno fuori dalle dieci province di testa, sparsi su tutto il territorio.
Perché la mappa non coincide con quella dell’export
Il racconto dell’export parla di Gragnano e della pasta secca di semola che viaggia nel mondo. Il registro imprese racconta un’altra geografia, per tre ragioni.
Prima: Roma è la prima provincia d’Italia per numero di società attive. Non è un polo esportatore di pasta secca: è l’effetto della pasta fresca, che l’ATECO 10.73 include, prodotta da laboratori in forma societaria vicino ai grandi bacini di consumo. La capitale della pasta per numero di imprese è una città di pastifici che il consumatore estero non vedrà mai su uno scaffale.
Seconda: l’asse campano resta fortissimo, ma va letto insieme. Napoli e Salerno, la provincia di Gragnano, sommate valgono da sole quasi quanto l’intera Lombardia. Qui la coincidenza tra mappa camerale e mappa dell’export c’è, ed è l’unico punto dove le due geografie si sovrappongono davvero.
Terza: l’Emilia-Romagna è a un passo dalla Campania, con Bologna, Modena e Reggio Emilia a formare il grosso del totale regionale. È la geografia della pasta all’uovo e della fresca ripiena, un pezzo di comparto che fattura, assume e investe ma resta ai margini della narrazione nazionale, schiacciata dal simbolo della semola di grano duro.
Quanto è grande un pastificio
La struttura dimensionale è la parte del dato che più riguarda chi ci lavora e chi ci vende. Sulle imprese per cui il database camerale di Edizioni B2B riporta gli addetti, la media è di 26 dipendenti ma la mediana è 7: metà dei pastifici italiani in forma societaria sta sotto i 7 addetti. Il 60,7% ha meno di 10 dipendenti. Le aziende con almeno 50 addetti sono 62 in tutta Italia, quelle sopra i 250 appena 11. Il fatturato mediano, sui bilanci disponibili, è di circa 500 mila euro.
Dal database arriva un altro segnale di quanto il comparto sia leggero: 168 imprese su 1.007 sono srl semplificate, la forma societaria tipica di chi parte con capitale minimo. Un pastificio su sei è una micro iniziativa recente, non un marchio storico.
La conclusione è netta: il comparto simbolo del made in Italy alimentare è fatto di poche decine di industrie vere e di centinaia di micro imprese. I volumi di produzione indicati da Unione Italiana Food escono in larghissima parte dalle poche decine di aziende di taglia industriale; le centinaia di società restanti presidiano mercati locali, la pasta fresca, le nicchie premium.
Cosa farsene di questi numeri
Perché ti riguarda: la demografia dei concorrenti e dei clienti è un dato operativo.
- Se vendi al comparto, macchine, packaging, semole, servizi: i clienti che possono firmare ordini importanti sono poche decine e li conosci per nome. Tutti gli altri comprano poco per volta, ma sono tanti: canali e listini vanno costruiti per due mercati diversi.
- Se sei un pastificio piccolo: la mediana degli addetti dice che la tua dimensione è la norma, non l’eccezione. Il confronto sensato non è con l’industria della semola, è con gli altri micro produttori della tua fascia.
- Se guardi ai territori: le province fuori dalla top ten ospitano due terzi del comparto. Chi cerca copacker, fornitori di prossimità o acquisizioni ha più scelta di quanto la retorica dei distretti suggerisca.
Vai più a fondo
I numeri di questo articolo sono un’elaborazione originale di Edizioni B2B su dati camerali InfoCamere, perimetro ATECO 10.73, società di capitali attive, estrazione di aprile 2026. I dati di produzione ed export citati sono di Unione Italiana Food, riferiti al 2025. Il metodo dell’osservatorio, e il motivo per cui lo pubblichiamo, sono raccontati in Perché nasce Alimentare B2B. Nelle prossime uscite: la nati-mortalità dei pastifici per trimestre, per rispondere a una domanda che il comparto si fa da anni: aprono più pastifici di quanti ne chiudano?