SCENARIO
Regolamento imballaggi UE: le date da segnarsi fino al 2030
Il PPWR si applica dal 12 agosto 2026 e le scadenze successive arrivano a blocchi: etichettatura nel 2028, riciclabilità, contenuto riciclato e riutilizzo nel 2030. Lo scadenziario per chi confeziona alimenti.
Redazione · 17 giugno 2026
Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, si applica dal 12 agosto 2026. Da quella data la vecchia direttiva 94/62/CE è abrogata e per chi confeziona alimenti parte uno scadenziario che arriva a blocchi: prime restrizioni nel 2026, etichettatura nel 2028, il grosso dei requisiti al 1° gennaio 2030. Il testo integrale è nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 22 gennaio 2025.
Perché ti riguarda: il PPWR è un regolamento, non una direttiva. Si applica direttamente, senza recepimento nazionale, a ogni azienda che immette imballaggi sul mercato UE. Per un produttore alimentare significa vaschette, film, bottiglie, astucci, imballaggi secondari e da trasporto: praticamente tutto ciò che esce dallo stabilimento.
Cosa cambia il 12 agosto 2026?
Due cose concrete, oltre all’abrogazione della direttiva precedente.
La prima riguarda direttamente il food: dal 12 agosto 2026 gli imballaggi a contatto con i prodotti alimentari non possono essere immessi sul mercato se contengono sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) oltre le soglie fissate dall’articolo 5 del regolamento. I PFAS sono usati da anni nei rivestimenti antigrasso di carte e cartoni alimentari: chi acquista questi materiali deve chiedere adesso ai fornitori la conferma di conformità.
La seconda è una scadenza per la Commissione, ma segna il calendario di tutti: entro il 12 agosto 2026, come previsto dal regolamento, Bruxelles deve adottare gli atti di esecuzione che definiscono l’etichetta armonizzata sulla composizione dei materiali. Da quegli atti partono i conti alla rovescia per l’etichettatura.
Quando arriva la nuova etichettatura?
L’articolo 12 del PPWR fissa la regola: dal 12 agosto 2028, o 24 mesi dopo l’entrata in vigore degli atti di esecuzione se posteriore, ogni imballaggio immesso sul mercato deve portare l’etichetta armonizzata con le informazioni sulla composizione dei materiali, per facilitare la raccolta differenziata.
In pratica: chi stampa packaging alimentare dovrà rifare i file grafici di tutte le referenze. È un lavoro che tocca marketing, qualità e fornitori di stampa insieme, e conviene farlo coincidere con un restyling già pianificato invece di aggiungere una commessa urgente a ridosso della scadenza. L’etichettatura si somma agli obblighi ambientali nazionali già in vigore in Italia.
Cosa scatta il 1° gennaio 2030?
È il blocco più pesante dello scadenziario. Quattro requisiti arrivano insieme, tutti verificabili nel testo del regolamento.
Riciclabilità obbligatoria. Dal 1° gennaio 2030, o 24 mesi dopo gli atti delegati se posteriore, gli imballaggi che non rientrano nelle classi di riciclabilità A, B o C non possono più essere immessi sul mercato (articolo 6). Dal 2038 la soglia sale: servirà almeno la classe B. I materiali accoppiati difficili da separare, frequenti nel food, sono i primi indiziati.
Contenuto riciclato minimo nella plastica. L’articolo 7 fissa le percentuali minime di riciclato post-consumo al 1° gennaio 2030: 30 per cento per gli imballaggi sensibili al contatto in PET, 10 per cento per quelli sensibili al contatto in altre plastiche, 30 per cento per le bottiglie monouso per bevande, 35 per cento per gli altri imballaggi di plastica. Per il food conta la distinzione: “sensibile al contatto” è la categoria tipica dell’alimentare, e il riciclato idoneo al contatto alimentare è già oggi una materia prima contesa.
Spazio vuoto massimo. Dal 1° gennaio 2030 gli operatori che riempiono imballaggi multipli, da trasporto o per l’e-commerce devono garantire che lo spazio vuoto non superi il 50 per cento (articolo 24). Riguarda anche il cartone secondario con cui i produttori spediscono alla distribuzione.
Riutilizzo degli imballaggi da trasporto. Dal 1° gennaio 2030 almeno il 40 per cento degli imballaggi da trasporto utilizzati, pallet, casse, vassoi, fusti e cinghie compresi, deve essere riutilizzabile nell’ambito di un sistema di riutilizzo (articolo 29). Per chi movimenta prodotto verso i clienti B2B è la scadenza logistica più impegnativa.
Alla stessa data scattano i divieti dell’allegato V: stop agli imballaggi di plastica monouso per raggruppare bottiglie e lattine nel punto vendita e agli imballaggi di plastica monouso per ortofrutta fresca sotto 1,5 chilogrammi, salvo le esenzioni che gli Stati membri possono introdurre per motivi igienici o di conservazione.
Quanto dovranno ridursi i rifiuti di imballaggio?
Qui l’obbligo è in capo agli Stati, ma la pressione arriva a valle sulle aziende. Ogni Stato membro deve ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite rispetto ai valori 2018: almeno del 5 per cento entro il 2030, del 10 per cento entro il 2035, del 15 per cento entro il 2040 (articolo 43 del regolamento). Tradotto: politiche nazionali che spingeranno su formati ridotti, ricariche e sfuso, con effetti sulle scelte di assortimento della distribuzione.
Perché conviene pianificare gli investimenti adesso?
Le scadenze del PPWR non arrivano una alla volta: arrivano a blocchi, e il blocco del 2030 concentra riciclabilità, riciclato minimo, spazio vuoto e riutilizzo nello stesso giorno. Chi produce alimenti ha davanti pochi cicli di budget per spalmare gli investimenti: revisione dei materiali con i fornitori di packaging, test di shelf life sui nuovi accoppiati riciclabili, contratti di approvvigionamento sul riciclato food grade, riorganizzazione della logistica a rendere.
Il rischio di aspettare è lo stesso già visto con altre normative a scadenza: quando la domanda di adeguamento esplode, i fornitori si saturano e i prezzi salgono. I converter di packaging, i laboratori per i test di migrazione e i produttori di riciclato idoneo al contatto alimentare hanno capacità finita, e a ridosso della scadenza la coda sarà lunga.
In pratica, tre mosse per il secondo semestre 2026:
- Censire tutte le referenze di imballaggio per materiale, riciclabilità attesa e presenza di PFAS, chiedendo ai fornitori le dichiarazioni di conformità.
- Chiedere a ogni fornitore di packaging la roadmap 2030: quali materiali in gamma rispetteranno classi di riciclabilità e contenuto riciclato minimo, e a che prezzo.
- Portare il tema nel budget 2027, separando gli interventi rapidi (secondario, spazio vuoto) da quelli lunghi (primario a contatto con l’alimento, che richiede test).
Il metodo è lo stesso che applichiamo a ogni normativa con scadenza, dal RENTRI all’etichettatura: cosa cambia, per chi, entro quando. Sul PPWR torneremo comparto per comparto, a partire da chi confeziona freschi e bevande, dove i vincoli del regolamento pesano di più.