NORMATIVA
CBAM: le date 2026 da segnare se vendi acciaio o alluminio
Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è nel regime definitivo: sopra le 50 tonnellate annue di merci importate serve lo status di dichiarante autorizzato. Le scadenze certe del 2026 e i dati sulle emissioni da chiedere subito ai fornitori extra UE.
Redazione · 16 aprile 2026
Dal 1° gennaio 2026 il CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, è entrato nel regime definitivo: non è più solo un obbligo di rendicontazione trimestrale, ma un sistema che richiede autorizzazioni, dati verificabili sulle emissioni e, a valle, l’acquisto di certificati. Chi importa acciaio o alluminio da paesi extra UE, o vende a chi lo fa, ha davanti un calendario preciso. Ignorarlo significa rischiare di non poter più sdoganare la merce.
Perché ti riguarda: anche se la tua azienda non importa direttamente, il CBAM entra nei tuoi contratti. Se compri semilavorati in acciaio o alluminio da un distributore che si rifornisce fuori dall’UE, il costo dei certificati finirà nei suoi listini. Se invece esporti verso clienti UE prodotti realizzati con materiale extra UE, quei clienti inizieranno a chiederti i dati sulle emissioni incorporate. In entrambi i casi, chi arriva preparato negozia; chi arriva impreparato subisce.
Chi è obbligato a cosa dal 1° gennaio 2026
Il regime definitivo poggia sul Regolamento (UE) 2023/956, modificato dal pacchetto di semplificazione pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 21 ottobre 2025. La semplificazione ha introdotto la novità più importante per le PMI: una soglia unica di 50 tonnellate all’anno di merci CBAM importate, sotto la quale non scattano gli obblighi del regime definitivo.
In concreto:
- Sopra le 50 tonnellate annue di merci CBAM (acciaio e ferro, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno, energia elettrica): serve lo status di dichiarante CBAM autorizzato, da richiedere tramite il registro CBAM. Senza autorizzazione, l’import di queste merci non è consentito nel regime definitivo.
- Sotto la soglia: niente autorizzazione e niente certificati. Attenzione però: la soglia è cumulativa su tutte le merci CBAM importate nell’anno, non per singola spedizione. Chi viaggia vicino al limite deve monitorare i volumi mese per mese.
La soglia si misura sulla massa importata, non sul valore. Per un’officina che compra qualche bancale di profilati extra UE all’anno il tema può chiudersi qui. Per un commerciante di acciaio, la soglia può equivalere a un singolo carico.
Le date certe da segnare
Scadenza: ecco il calendario del regime definitivo, come risulta dal sito della Commissione europea:
- 1° gennaio 2026: avvio del regime definitivo. Da questa data gli importatori sopra soglia devono avere richiesto lo status di dichiarante CBAM autorizzato.
- 7 aprile 2026: pubblicato il primo prezzo ufficiale del certificato CBAM, il riferimento su cui costruire i preventivi. Ne abbiamo analizzato l’impatto sui costi di import in questo approfondimento.
- Tutto il 2026: raccolta dei dati sulle emissioni incorporate nelle merci importate. Ogni tonnellata sdoganata quest’anno entrerà nella prima dichiarazione annuale.
- 30 settembre 2027: termine per presentare la prima dichiarazione CBAM sulle importazioni 2026 e per consegnare i certificati corrispondenti.
La struttura del meccanismo è chiara: il 2026 è l’anno in cui si accumulano gli obblighi, il 2027 è l’anno in cui si paga il conto. Chi non organizza adesso la raccolta dei dati si troverà a settembre 2027 a ricostruire un anno di spedizioni a ritroso.
Quali dati chiedere subito ai fornitori extra UE
Il costo finale del CBAM dipende dalle emissioni incorporate nel prodotto. E qui sta il punto operativo: quei dati li ha il fornitore extra UE, non l’importatore italiano. Le richieste da mettere sul tavolo adesso, meglio se in fase di rinnovo contrattuale, sono queste:
- Emissioni incorporate per tonnellata di prodotto, calcolate secondo la metodologia CBAM, con distinzione tra emissioni dirette dell’impianto e, dove rilevante, indirette.
- Eventuale prezzo del carbonio già pagato nel paese di origine, che può essere portato in detrazione.
- Impegno contrattuale a fornire i dati nei tempi utili per la dichiarazione annuale, con clausole che allochino il costo in caso di dati mancanti: senza dati reali si ricade sui valori di default, in genere meno favorevoli.
Un fornitore turco, indiano o cinese che oggi non sa rispondere a queste domande è un fornitore che tra un anno può diventare un problema. Molti esportatori extra UE strutturati si stanno attrezzando proprio perché i clienti europei hanno iniziato a chiedere; quelli che non lo fanno usciranno progressivamente dalle catene di fornitura UE. Per verificare quali codici merceologici rientrano nel perimetro CBAM, il punto di partenza è la banca dati Access2Markets della Commissione, incrociata con la voce doganale dei propri prodotti.
E chi esporta verso l’UE da paesi terzi tramite proprie filiali?
Il caso riguarda più PMI italiane di quanto sembri: chi produce in uno stabilimento extra UE, per esempio in Turchia o nei Balcani, e reimporta in Italia semilavorati in acciaio o alluminio è a tutti gli effetti un importatore CBAM. Vale la stessa soglia e valgono le stesse scadenze, con un vantaggio: i dati sulle emissioni dell’impianto sono in casa. In questo scenario conviene anticipare il calcolo delle emissioni incorporate, perché diventa anche un argomento commerciale verso i clienti UE che devono a loro volta rendicontare.
Sul fronte doganale nazionale, l’autorità di riferimento resta l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: le circolari e le istruzioni operative passano dal suo portale delle novità, da tenere monitorato insieme alle pagine della Commissione. Per chi già gestisce le dichiarazioni di esportazione con il sistema AES, il flusso CBAM è un ulteriore livello che si somma agli adempimenti descritti nella nostra guida sulle dogane extra UE.
In pratica: la checklist di aprile 2026
In pratica: le azioni da chiudere entro il primo semestre.
- Calcola i volumi 2025 di merci CBAM importate: sopra o sotto la soglia delle 50 tonnellate?
- Se sei sopra soglia e non l’hai ancora fatto, regolarizza subito la posizione nel registro CBAM come dichiarante autorizzato.
- Scrivi ai fornitori extra UE chiedendo i dati sulle emissioni incorporate e metti la clausola nei contratti.
- Costruisci ora l’archivio delle spedizioni 2026: ogni bolletta doganale di quest’anno servirà per la dichiarazione del 30 settembre 2027.
Il CBAM non è più un esercizio di rendicontazione. È un costo e un requisito di accesso al mercato, e il 2026 è l’anno in cui si decide se gestirlo o subirlo. Per l’applicazione al caso specifico della tua azienda, verifica sempre col tuo consulente doganale.