NORMATIVA
Nuove imprese a tasso zero: cosa cambia da luglio 2026
Dal 1° luglio 2026 la misura ON di Invitalia non eroga più il contributo a fondo perduto: resta solo il finanziamento agevolato. Chi è ammissibile, come ricalcolare la convenienza e cosa fare se la domanda era in preparazione.
Redazione · 9 luglio 2026
Dal 1° luglio 2026 la misura ON - Oltre Nuove imprese a tasso zero cambia natura: il contributo a fondo perduto non c’è più. Invitalia ha comunicato che le risorse destinate a quella componente sono esaurite. Le domande presentate da quella data in poi ottengono soltanto il finanziamento agevolato a tasso zero. La misura resta aperta, ma il conto economico del progetto va rifatto.
Cosa prevedeva il vecchio regime
Fino al 30 giugno 2026 ON combinava due strumenti in un pacchetto unico, con copertura complessiva fino al 90% delle spese ammissibili: un finanziamento a tasso zero da restituire in un massimo di 10 anni e un contributo a fondo perduto. Il fondo perduto valeva fino al 20% delle spese ammissibili per macchinari, impianti, programmi informatici e brevetti per le imprese costituite da non più di 36 mesi, e fino al 15% per quelle tra 36 e 60 mesi. Le più giovani avevano in più un sostegno al capitale circolante fino al 20% delle spese di investimento.
Era questo mix a rendere ON una delle misure più richieste della finanza agevolata per chi parte. Non a caso il MIMIT era già dovuto intervenire con un rifinanziamento: a novembre 2024 aveva destinato 15 milioni di euro alla componente femminile della misura attingendo alla legge Made in Italy (n. 206/2023). Quelle risorse aggiuntive non sono bastate a reggere il ritmo delle domande.
Chi resta ammissibile
I requisiti di accesso non cambiano. La misura continua a rivolgersi alle micro e piccole imprese costituite da non più di 60 mesi, con compagine detenuta in maggioranza, oltre la metà dei soci e delle quote, da giovani o da donne, oppure alle persone fisiche che vogliono costituire una nuova società. I settori restano quelli storici: manifattura, servizi alle imprese e alle persone, commercio, turismo e attività legate alla fruizione del patrimonio culturale.
Restano invariati anche i tetti di progetto: fino a 1,5 milioni di euro per le imprese costituite da non più di 36 mesi, fino a 3 milioni per quelle tra 36 e 60 mesi. La procedura non cambia: domanda online sulla piattaforma Invitalia, valutazione in ordine cronologico di arrivo.
Come si ricalcola la convenienza
Il punto vero per chi sta valutando la domanda è questo: prima una parte dell’investimento non andava restituita, ora va restituito tutto. Su un progetto con una quota rilevante di macchinari, la componente a fondo perduto poteva pesare fino al 20% delle spese ammissibili di quella categoria. Quel valore oggi non c’è più e nessun ricalcolo lo recupera.
Quello che resta non è poco, ma è un beneficio di natura diversa. Il finanziamento è a tasso zero, si restituisce in un orizzonte lungo, fino a 10 anni, e non richiede garanzie reali. Per una società costituita da pochi mesi, senza storia creditizia e senza bilanci, ottenere provvista a queste condizioni da una banca è difficile. Il confronto corretto non è più “quanto mi regala lo Stato”, ma “quanto mi costerebbe lo stesso capitale sul mercato”. La risposta dipende dal merito di credito della singola impresa: più è debole, più il tasso zero vale.
In pratica, il ricalcolo si fa in tre passaggi:
- Togliere dal piano finanziario la voce fondo perduto e verificare se il progetto regge con la sola leva del debito agevolato.
- Stimare il risparmio di interessi rispetto a un finanziamento bancario di pari durata e importo: è il nuovo valore reale della misura.
- Verificare le alternative e i complementi: per l’acquisto di beni strumentali va messa a confronto la Nuova Sabatini, che un contributo lo prevede ancora, e per l’accesso al credito bancario resta il Fondo di Garanzia PMI.
La domanda era in preparazione? Le opzioni sul tavolo
Fa fede la data di presentazione. Le domande presentate dal 1° luglio 2026 ricadono nel nuovo regime, solo finanziamento agevolato, a prescindere da quando il progetto è stato preparato. Chi aveva il fascicolo pronto ma non ha inviato entro il 30 giugno non ha strumenti per rivendicare il vecchio mix.
Le strade a questo punto sono tre. La prima: presentare comunque, se il piano regge senza la quota a fondo perduto e il valore del tasso zero giustifica l’operazione. La seconda: ridimensionare il progetto, concentrando l’investimento sulle voci essenziali per ridurre il debito da restituire. La terza: cambiare strumento, se l’investimento è fatto soprattutto di beni strumentali e un’altra misura offre un contributo effettivo migliore. Decidere in fretta conviene: la valutazione resta a sportello, in ordine cronologico, e anche le risorse del finanziamento agevolato non sono infinite.
Perché ti riguarda
Se la tua impresa ha meno di cinque anni e una compagine a maggioranza giovanile o femminile, ON resta una delle poche porte di accesso a capitale a costo zero senza garanzie reali. Ma il paracadute del fondo perduto è chiuso, e la storia di questa misura insegna che le finestre si esauriscono senza preavviso. Chi ha un investimento in cantiere deve rifare i conti adesso, con il nuovo perimetro, e scegliere lo strumento sulla base dei numeri, non del nome del bando.