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Iperammortamento 2026: il gestionale rientra negli incentivi? Cosa dice davvero l'allegato dei software

Il nuovo iperammortamento premia i software collegati alla produzione, non i gestionali generici. Requisiti, maggiorazioni e date della misura del MIMIT.

Redazione · 8 luglio 2026

È la domanda che molti titolari stanno facendo al commercialista da inizio anno: il nuovo gestionale rientra nel nuovo iperammortamento? La risposta breve, che vale per la maggior parte dei casi, è no: il gestionale amministrativo generico non rientra automaticamente. Rientrano i software collegati ai processi produttivi, e il gestionale può agganciarsi solo dentro un progetto che rispetta requisiti precisi di interconnessione. Vediamo cosa prevede la misura e come leggerla senza illusioni.

Cosa è cambiato rispetto a Transizione 5.0?

Con la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) il sostegno agli investimenti digitali ed energetici cambia meccanismo: si passa dal credito d’imposta del piano Transizione 5.0 al nuovo iperammortamento gestito dal MIMIT. Non più un credito compensabile in F24, ma una maggiorazione del costo deducibile: l’azienda ammortizza, ai fini fiscali, più di quanto ha speso.

La finestra è ampia: sono agevolabili gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Possono accedere tutte le imprese residenti in Italia, senza vincoli di settore, dimensione o regime fiscale. Le regole operative sono arrivate in primavera: il decreto attuativo del 7 maggio 2026 e il successivo decreto direttoriale del 10 giugno 2026 sulle procedure di comunicazione, entrambi pubblicati dal MIMIT.

Scadenza: la misura copre gli investimenti fino al 30 settembre 2028, ma chi pianifica un progetto con risparmio energetico deve considerare i tempi di certificazione: partire tardi significa competere con la coda.

Quanto vale la maggiorazione?

Le aliquote pubblicate dal MIMIT premiano gli investimenti più piccoli, quindi il perimetro tipico delle PMI:

Per i progetti che producono anche un risparmio energetico certificato sono previste maggiorazioni più alte. Un esempio per capire l’ordine di grandezza: su un investimento agevolabile da 100 mila euro con maggiorazione del 180%, l’azienda deduce ammortamenti calcolati su 280 mila euro. Il beneficio effettivo dipende dall’aliquota fiscale e dai tempi di ammortamento: la simulazione va fatta con il proprio consulente, sul proprio caso.

Quali software rientrano?

Qui sta il punto che riguarda i lettori di questa testata. I beni immateriali agevolabili sono elencati in un allegato della legge di bilancio, l’allegato V, erede del vecchio allegato B dell’Industria 4.0. Come sintetizza l’analisi di Leyton sui software compresi nella misura, la logica dell’elenco è industriale: sono agevolati i software che progettano, controllano o ottimizzano la produzione. In pratica:

Il requisito trasversale è l’interconnessione: il software deve dialogare con i sistemi informativi di fabbrica o con gli impianti, con funzioni di automazione, monitoraggio o controllo. Non basta comprare un prodotto con il nome giusto: serve che sia integrato nel processo produttivo e che l’integrazione sia dimostrabile.

Il gestionale rientra o no?

I software gestionali generici, l’ERP amministrativo, la contabilità, la fatturazione, non rientrano automaticamente nell’elenco. L’elenco dei beni immateriali esclude in sostanza le applicazioni di pura gestione dei processi d’impresa non collegate alla produzione.

Esiste però una zona intermedia che merita attenzione. Un modulo del gestionale che raccoglie dati dalle macchine, pianifica la produzione o gestisce la qualità può rientrare, se rispetta il requisito di interconnessione e se l’investimento è documentato dentro un progetto di trasformazione tecnologica. La differenza la fanno il perimetro del progetto e la perizia, non l’etichetta commerciale del prodotto.

Attenzione anche alla forma contrattuale: i canoni dei software in abbonamento puro restano un’area interpretativa delicata, perché la maggiorazione lavora sull’ammortamento e quindi su costi capitalizzabili. Chi paga il software come costo operativo mensile deve verificare con il consulente se e come il proprio schema contrattuale può accedere al beneficio.

Come muoversi in pratica

Tre passi, in ordine.

Primo: separare le decisioni. Se il gestionale va cambiato, va cambiato per le ragioni giuste, quelle di processo e di costo totale che abbiamo messo in fila nella guida ai costi reali di un ERP. Piegare la scelta del software all’incentivo è il modo migliore per comprare il prodotto sbagliato con lo sconto.

Secondo: se l’azienda produce, mappare gli investimenti software già in programma contro l’elenco dell’allegato V. MES, schedulazione, qualità, magazzino evoluto, cybersicurezza industriale: sono queste le voci dove l’agevolazione può cambiare il conto economico del progetto.

Terzo: coinvolgere presto commercialista e fornitore. Il fornitore deve dichiarare per iscritto quali componenti della sua offerta rispettano i requisiti di interconnessione; il commercialista deve validare la parte fiscale e documentale. Le promesse commerciali del tipo “rientra tutto nell’iperammortamento” vanno trattate per quello che sono: promesse commerciali.

Il quadro delle regole operative è ora completo e la finestra è lunga. Ma la storia degli incentivi italiani insegna che chi arriva con i progetti già istruiti usa le misure, chi improvvisa le rincorre. Su questa testata seguiremo FAQ, chiarimenti e numeri di utilizzo della misura, come facciamo per tutte le scadenze che toccano il software delle imprese. Per ogni valutazione sul caso specifico: verifica con il tuo consulente.

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