ANALISI
Il digitale italiano vale 84,4 miliardi: dove vanno i soldi delle PMI
Il rapporto Anitec-Assinform 2026 fotografa un mercato a 84,4 miliardi, in crescita del 3,4%. Ma il dato aggregato nasconde la notizia vera per un titolare: software e servizi crescono molto più della media, e chi rimanda comprerà a condizioni peggiori.
Redazione · 9 luglio 2026
Il mercato digitale italiano ha chiuso il 2025 a 84,4 miliardi di euro, in crescita del 3,4% sull’anno precedente. Lo certifica il rapporto “Il Digitale in Italia 2026” di Anitec-Assinform, presentato il 1 luglio 2026. Ma il numero aggregato dice poco a chi guida un’azienda: dentro quegli 84,4 miliardi convivono segmenti che arretrano e segmenti che corrono più del doppio della media. La differenza sta tutta lì.
Cosa c’è davvero dentro gli 84,4 miliardi?
Cinque blocchi, con dinamiche opposte. Secondo la scheda dati del rapporto Anitec-Assinform, i servizi ICT valgono 18,8 miliardi e crescono dell’8,1%. Il software e le soluzioni ICT valgono 9,8 miliardi, con un +4,1%. I contenuti e la pubblicità digitale fanno 16,9 miliardi (+4,8%). Poi ci sono i due blocchi che frenano la media: dispositivi e sistemi, 20,6 miliardi ma solo +1,8%, e i servizi di rete TLC, 18,3 miliardi, in calo dello 0,7%.
Tradotto per un titolare: la parte del mercato che coincide con gli acquisti di trasformazione delle imprese, cioè software, cloud, progetti e servizi, cresce a un ritmo doppio o più che doppio rispetto al 3,4% complessivo. Il dato aggregato è tenuto basso dall’hardware e dalle telecomunicazioni, non da chi compra gestionali e servizi applicativi.
Dove stanno andando i soldi delle imprese?
Verso tre voci precise. La spesa in intelligenza artificiale ha raggiunto 1,38 miliardi con un +47,6%, il tasso di crescita più alto di tutto il rapporto Anitec-Assinform. La cybersecurity ha superato i 2,24 miliardi (+12%). I Big Data e gli analytics valgono 2,1 miliardi (+10,4%), l’IoT 5,1 miliardi (+7%).
Sono numeri di mercato, non fotografie della singola PMI. Ma raccontano una direzione: la domanda si sta spostando dagli acquisti di sostituzione (il server nuovo, il centralino) agli acquisti di capacità (il gestionale in cloud, la protezione dei dati, l’automazione dei processi). Chi vende lo sa, e sta riorganizzando listini e priorità commerciali di conseguenza.
Si muove anche il lato dell’offerta. Nel primo semestre 2026 le startup e le PMI innovative ICT censite dal rapporto Anitec-Assinform sono 10.754, con oltre 52.000 occupati. Per un compratore significa più alternative verticali rispetto ai soliti due o tre nomi, ma anche più lavoro di selezione: il fornitore giovane va valutato su solidità e continuità, non solo sulla demo.
Perché il +3,4% aggregato inganna il titolare?
Perché suggerisce un mercato tranquillo, quasi fermo. La realtà per chi compra è diversa su due fronti.
Primo: i fornitori seguono la domanda che cresce. Se i servizi ICT crescono dell’8,1% e l’AI del 47,6%, come indica il rapporto Anitec-Assinform, le competenze migliori dei system integrator e delle software house si concentrano sui progetti di quei segmenti. Chi arriva con un progetto “tradizionale” trova meno attenzione, tempi più lunghi, meno margine di trattativa.
Secondo: l’offerta di lavoro qualificato non si allarga alla stessa velocità della domanda. L’ecosistema ICT italiano conta 132.832 imprese e 638.150 addetti secondo lo stesso rapporto Anitec-Assinform: una base ampia, ma che deve servire una domanda in accelerazione su cloud, sicurezza e AI. Quando la capacità di delivery è il collo di bottiglia, il prezzo lo fa chi vende.
Cosa succede a chi rimanda l’adeguamento?
Compra dopo, e compra peggio. È la logica già vista su ogni scadenza normativa: la consulenza costa di più quando la domanda esplode e i calendari dei fornitori si riempiono. Il rapporto Anitec-Assinform prevede per il periodo 2026-2029 una crescita media annua del 3,6%: la domanda non rallenta, e i segmenti caldi continueranno a tirare più della media.
Per una PMI questo si traduce in tre conseguenze pratiche. I progetti ERP e gestionali prenotati tardi slittano, perché i team di implementazione lavorano su code lunghe: chi vuole capire le voci di spesa reali di un progetto può partire da quanto costa davvero un ERP per una PMI. Le scadenze normative che spingono la spesa, dalla NIS2 agli aggiornamenti della fatturazione elettronica, non aspettano il budget dell’anno prossimo: sul secondo fronte abbiamo mappato le novità che il gestionale deve già supportare. E i listini dei segmenti in forte crescita, AI in testa, non hanno alcun incentivo a scendere finché la domanda cresce a doppia cifra.
La domanda giusta da farsi adesso
Non è “quanto vale il mercato”, ma “in quale parte del mercato sto comprando”. Se gli acquisti della tua azienda cadono nei segmenti che crescono sopra la media, software, servizi, sicurezza, cloud, allora il tempo gioca contro: ogni trimestre di rinvio significa più concorrenza sugli stessi fornitori e meno potere negoziale.
Il rapporto di Anitec-Assinform verrà aggiornato con i consuntivi trimestrali nei prossimi mesi. Il punto di controllo per un titolare resta lo stesso: confrontare la crescita del proprio budget digitale con quella dei segmenti in cui spende. Se il mercato del software cresce del 4,1% e la tua spesa software è ferma da tre anni, il divario con i concorrenti che investono non è un’ipotesi: è già nei numeri.