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AGV o AMR: quale robot di magazzino serve a una PMI (e quando non serve nessuno dei due)

AGV su percorsi fissi o AMR con navigazione autonoma: differenze, costi tipici e criteri di scelta per una PMI. E i tre casi in cui conviene non comprare nulla.

Redazione · 14 luglio 2026

La differenza è semplice: un AGV (Automated Guided Vehicle) segue percorsi fissi definiti da bande magnetiche, QR code a pavimento o riflettori; un AMR (Autonomous Mobile Robot) costruisce una mappa dell’ambiente e naviga da solo, ricalcolando il percorso se trova un ostacolo. Per una PMI la scelta non è tecnologica ma organizzativa: l’AGV premia i flussi stabili e ripetitivi, l’AMR i layout che cambiano. E in molti stabilimenti la risposta giusta è una terza: prima di automatizzare il trasporto, sistemare i flussi.

Perché ti riguarda: la movimentazione interna è tra i costi meno visibili di uno stabilimento. Ore di muletto e di carrello manuale per portare pezzi da una macchina all’altra non compaiono in nessuna distinta base, ma le paghi tutte. I veicoli autonomi promettono di assorbire questo lavoro: la promessa è reale, a condizione di scegliere lo strumento giusto e di avere flussi che la giustificano.

Che differenza c’è davvero tra AGV e AMR?

Tre differenze operative contano più delle sigle:

  1. Rigidità del percorso. L’AGV va dove passa la sua guida: modificare un tragitto significa intervenire sull’infrastruttura (nastri, tag, riflettori). L’AMR si riconfigura via software: se sposti una macchina o aggiungi una postazione, aggiorni la mappa.
  2. Comportamento davanti all’ostacolo. L’AGV si ferma e aspetta che l’ostacolo venga rimosso. L’AMR aggira e prosegue. In un magazzino ordinato e presidiato la differenza pesa poco; in un reparto vivo, con bancali e persone in movimento, pesa molto.
  3. Prevedibilità e portata. Proprio perché vincolato, l’AGV è prevedibilissimo e adatto a carichi pesanti su tratte fisse (tipico: da fine linea a magazzino). Gli AMR dominano invece nelle missioni flessibili con carichi leggeri e medi.

Sulla sicurezza, entrambe le famiglie lavorano in mezzo alle persone e la valutazione dei rischi di coesistenza tra veicoli autonomi e operatori è uno dei temi che il nuovo Regolamento Macchine europeo, applicabile dal 20 gennaio 2027, affronta esplicitamente: se il progetto entra in funzione nel 2027, le clausole contrattuali da prevedere sono nella nostra guida al Regolamento 2023/1230.

Quando conviene l’AGV?

Quando il flusso è stabile, ripetitivo e pesante. Il caso classico: navetta tra due punti fissi che non cambieranno per anni, molti viaggi al giorno, carichi da centinaia di chili o più. In questo scenario la rigidità dell’AGV non è un difetto, è affidabilità: nessuna sorpresa di navigazione, manutenzione prevedibile, integrazione semplice. Se il tuo stabilimento ha una tratta così, l’AGV è spesso la soluzione più economica sul ciclo di vita.

Quando conviene l’AMR?

Quando i punti di prelievo e consegna cambiano, il layout evolve, i lotti sono piccoli e variabili. L’AMR si adatta senza toccare l’infrastruttura: per una PMI che riorganizza i reparti ogni due anni, o che vive di commesse diverse tra loro, è la scelta naturale. Il rovescio: più software da gestire, integrazione con gestionale o MES da progettare bene, e prestazioni che dipendono dall’ordine dell’ambiente. Un AMR in un reparto dove i corridoi sono ostruiti passa il tempo a ricalcolare percorsi.

Sui costi, gli ordini di grandezza vanno verificati con preventivi reali perché variano molto con portata, flotta e integrazione. La regola prudente: nel budget, il veicolo è solo una parte; integrazione software, modifiche ai flussi, formazione e assistenza compongono il resto. Diffida dei preventivi che si fermano al prezzo del mezzo.

Quando non serve nessuno dei due?

Tre casi frequenti nelle PMI:

  1. Il flusso è troppo scarso. Se i viaggi sono pochi al giorno, il muletto con operatore resta imbattibile: l’automazione del trasporto vive di ripetitività.
  2. Il problema è il layout, non il trasporto. Se le macchine sono disposte per storia e non per flusso, un robot che percorre tragitti assurdi automatizza lo spreco. Prima si ridisegna il flusso, poi si valuta il veicolo: spesso, dopo il ridisegno, il veicolo non serve più.
  3. Manca il dato. Senza sapere quanti trasporti fai, dove e quando, ogni dimensionamento è a occhio. La mappatura dei flussi (anche una settimana di rilevazione manuale) è il prerequisito, e costa quasi nulla.

Come impostare la decisione?

In pratica:

  1. Misura i flussi attuali: viaggi al giorno per tratta, carichi, ore uomo assorbite. È la base di qualunque calcolo di ritorno.
  2. Chiedi ai fornitori una prova sul campo. Molti integratori propongono progetti pilota con un veicolo: è il modo più onesto di scoprire se il tuo ambiente è pronto.
  3. Valuta l’incentivo. I veicoli autonomi interconnessi possono rientrare tra i beni agevolabili del nuovo iperammortamento: il quadro di aliquote e la procedura GSE sono nella nostra guida all’iperammortamento 2026, da verificare con il commercialista sul caso specifico.
  4. Confronta sul ciclo di vita, non sul prezzo d’acquisto: assistenza, batterie, aggiornamenti software e riconfigurazioni pesano più dello scarto tra due preventivi.

La domanda finale non è “AGV o AMR”, ma “quanto costa oggi la mia movimentazione e quanto è stabile il mio flusso”. Con quelle due risposte in mano, la scelta tra le sigle si fa quasi da sola.

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