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ANALISI

Il Digital B2B italiano vale 4,9 miliardi, ma solo il 7% delle imprese è davvero digitale

L'Osservatorio del Politecnico di Milano fotografa un mercato da 4,9 miliardi di euro e imprese in ritardo: solo il 7% ha raggiunto una maturità digitale avanzata.

Redazione · 6 luglio 2026

Quanto vale la digitalizzazione dei rapporti tra imprese in Italia, e a che punto sono davvero le aziende? I numeri presentati a fine giugno 2026 dall’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano dicono due cose insieme: il mercato delle soluzioni per digitalizzare i processi tra imprese ha raggiunto i 4,9 miliardi di euro nel 2025, ma solo il 7% delle imprese italiane ha una maturità digitale avanzata. Per chi vende ad altre aziende, la seconda cifra conta più della prima.

Cosa dicono i numeri dell’Osservatorio?

La ricerca del Politecnico misura il mercato delle soluzioni e dei servizi digitali per gestire e scambiare documenti e flussi informativi tra imprese: ordini, fatture, pagamenti, logistica documentale. I punti fermi dell’edizione presentata a giugno 2026:

  1. Il mercato vale 4,9 miliardi di euro (dato 2025), servito da circa 450 fornitori.
  2. La maturità è rara: solo il 7% delle imprese italiane raggiunge un livello avanzato, il 56% è in una fase di digitalizzazione parziale e il 14% resta su un profilo tradizionale a bassa adozione tecnologica.
  3. Il divario è operativo, non solo tecnologico: le imprese più mature gestiscono un ciclo dell’ordine in 21-60 minuti, mentre il 78% delle meno evolute impiega oltre 100 minuti per lo stesso processo.
  4. I pagamenti tra imprese hanno toccato i 4.400 miliardi di euro, in crescita del 3%, con il bonifico che domina al 70% del transato.

Perché il 7% è il numero più importante per chi vende?

Perché definisce la platea. Se solo un’impresa su quattordici è digitalmente matura, chi vende soluzioni, servizi o anche solo processi commerciali moderni si muove in un mercato dove il cliente tipico non è quello dei casi studio internazionali: è un’azienda a metà del guado, con qualche processo digitalizzato e molti ancora manuali.

Questa fotografia ha tre conseguenze commerciali concrete.

Il messaggio “trasformazione totale” parla al 7%. La maggioranza del mercato, quel 56% in digitalizzazione parziale, non compra rivoluzioni: compra il pezzo successivo. Le proposte commerciali che partono dal processo specifico da sistemare, invece che dalla visione, parlano alla parte larga del mercato.

Il costo dell’inefficienza è finalmente misurabile. Il dato sul ciclo dell’ordine, 21-60 minuti contro oltre 100, dà a chi vende un argomento quantitativo di fonte terza e autorevole: il divario tra maturi e non maturi si misura in tempo di lavoro su ogni singolo ordine. Argomentare con i minuti del cliente è più efficace che argomentare con le funzionalità del prodotto.

Un mercato da 450 fornitori è un mercato affollato. Chi vende soluzioni digitali B2B compete in uno spazio dove il cliente riceve molte proposte simili. La differenziazione si sposta a monte della trattativa: sulla capacità di scegliere a chi proporsi e con quale pertinenza, prima ancora che sul prodotto.

Come si concilia il ritardo digitale con la corsa all’AI?

A dicembre 2025 l’ISTAT certificava il raddoppio in un anno dell’adozione di intelligenza artificiale nelle imprese, come abbiamo raccontato analizzando i dati Imprese e ICT. La fotografia del Politecnico sembra andare in direzione opposta, e invece la completa: le imprese italiane stanno sperimentando tecnologie nuove sopra processi di base ancora in larga parte manuali. È un paradosso tipico dei mercati in transizione, e per chi vende è un’informazione preziosa: nella stessa azienda possono convivere un progetto AI in direzione e un ciclo dell’ordine gestito via telefono e fogli di calcolo.

La lettura commerciale: il punto d’ingresso più solido raramente è la tecnologia di frontiera. È il processo di base che perde minuti ogni giorno, quello che il dato dell’Osservatorio rende finalmente visibile e confrontabile.

Vale anche come avvertenza per chi compra: un fornitore che propone il progetto avanzato a un’azienda ferma sui fondamentali sta vendendo il tetto prima delle fondamenta. La sequenza degli investimenti digitali, prima i flussi di base, poi l’automazione, poi l’intelligenza, non è un dogma tecnologico ma una regola di ritorno economico che i dati sul ciclo dell’ordine rendono evidente.

Cosa guardare nei prossimi mesi

Tre segnali diranno se il divario si sta chiudendo. Primo: la quota di imprese mature, ferma a livelli bassi, che l’Osservatorio aggiorna a ogni edizione. Secondo: la spinta normativa europea, con le iniziative su fatturazione, identità digitale e tracciabilità dei prodotti che rendono obbligatorio ciò che oggi è facoltativo, trasformando la conformità nel motore commerciale più affidabile del comparto. Terzo: il canale email, dove i requisiti tecnici dei grandi provider hanno già alzato la soglia di accesso, come descritto nella nostra analisi sulle regole di deliverability di Google e Yahoo: anche lì, chi ha processi maturi recapita e chi non li ha resta fuori.

Il filo comune è uno: nel B2B italiano la digitalizzazione non è più un tema da convegno, è una variabile che decide chi riesce a vendere. E i numeri per misurarla, da quest’anno, sono pubblici e confrontabili: chi guida una funzione commerciale farebbe bene a metterli accanto ai propri.

Fonte: Osservatorio Digital B2b, Politecnico di Milano, comunicato del 25 giugno 2026.

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