DATI
Mercato digitale a 84,4 miliardi nel 2025: IoT a 5,1 miliardi e AI a +47,6%. La lettura per le PMI
Il mercato digitale italiano tocca 84,4 miliardi nel 2025 secondo Anitec-Assinform: IoT a 5,1 miliardi e AI a +47,6%. Cosa dicono i numeri alle PMI industriali.
Redazione · 7 luglio 2026
Il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 3,4% sull’anno precedente. Il numero arriva dal rapporto “Il Digitale in Italia” di Anitec-Assinform, l’associazione confindustriale delle imprese ICT, presentato con il comunicato del 1° luglio 2026. Dentro il totale, le tecnologie che interessano la fabbrica corrono più della media: l’IoT vale 5,1 miliardi (+7%), la cybersecurity 2,24 miliardi (+12%), l’intelligenza artificiale 1,38 miliardi con un balzo del 47,6%.
Perché ti riguarda: questi numeri sono la fotografia di dove le imprese italiane, le tue concorrenti comprese, stanno mettendo i soldi del digitale. Le voci che crescono a doppia cifra indicano i mercati dove l’offerta si sta affollando, i prezzi si confrontano meglio e le competenze si trovano più facilmente. Le voci ferme raccontano il contrario.
Il dato: come si scompone il mercato?
Il dato: dei 84,4 miliardi complessivi, i dispositivi e sistemi valgono 20,6 miliardi (+1,8%), i servizi ICT 18,8 miliardi (+8,1%), i servizi di rete TLC 18,3 miliardi (-0,7%), i contenuti e la pubblicità digitale 16,9 miliardi (+4,8%) e il software e le soluzioni ICT 9,8 miliardi (+4,1%). La lettura è netta: l’hardware generalista e le telecomunicazioni sono mercati maturi o in calo, mentre la spesa si sposta su servizi e software, cioè su progetti.
Per il quadro d’insieme il rapporto censisce anche l’ecosistema dell’offerta: 132.832 imprese ICT con 638.150 addetti, a cui si aggiungono, nel primo semestre 2026, 10.754 tra startup e PMI innovative con oltre 52.000 addetti. È il bacino da cui una PMI manifatturiera pesca integratori, software house e fornitori di servizi. La dimensione dell’ecosistema ha una conseguenza pratica per chi compra: in quasi tutti i territori industriali italiani esiste ormai un’offerta locale di competenze digitali, e la scusa del “qui non c’è nessuno che lo sappia fare” regge sempre meno.
Quali tecnologie corrono di più?
Le voci a maggiore crescita sono quelle che entrano in fabbrica:
- Intelligenza artificiale: 1,38 miliardi, +47,6%. Il valore assoluto è ancora piccolo rispetto al totale, ma il ritmo dice che l’AI sta uscendo dalla fase pilota. Per le imprese industriali significa che i moduli intelligenti compariranno sempre più spesso dentro software e macchine già in uso, con le implicazioni normative che abbiamo mappato nell’articolo sulle date dell’AI Act per la fabbrica.
- Cybersecurity: 2,24 miliardi, +12%. La spesa cresce perché crescono obblighi e attacchi: la parte di questa spesa che riguarda l’officina, e non solo l’ufficio, è quella che molte PMI devono ancora mettere a budget.
- Big Data e analytics: 2,1 miliardi, +10,4%. La materia prima sono i dati di produzione: chi non li raccoglie oggi resterà fuori da questo capitolo domani.
- IoT: 5,1 miliardi, +7%. È la voce più direttamente industriale: sensori, connettività di macchina, monitoraggio. Cresce sopra la media del mercato, segno che il collegamento delle macchine è diventato spesa ordinaria, non sperimentale.
Cosa dicono le previsioni fino al 2029?
Il rapporto stima per il periodo 2026-2029 una crescita media annua del 3,6%, con i segmenti più innovativi, i cosiddetti digital enabler, attesi a un ritmo dell’11,7% annuo. Tradotto: il mercato complessivo cresce poco più dell’economia, ma la composizione interna si sposta con decisione verso AI, dati, cloud e sicurezza. Chi pianifica investimenti pluriennali sta comprando in un mercato dove i fornitori di queste tecnologie avranno più concorrenza e più maturità, non meno.
Come deve leggere questi numeri una PMI industriale?
I miliardi di mercato non dicono nulla, da soli, sulla singola officina. Dicono però tre cose utili a chi decide:
In pratica:
- La spesa digitale delle imprese è diventata strutturale. Un mercato da 84,4 miliardi che cresce anche in una congiuntura fiacca significa che i tuoi concorrenti trattano il digitale come un costo di esercizio, non come un progetto straordinario. Restare fermi è una scelta relativa, non neutra: la distanza tra chi usa e chi possiede soltanto la tecnologia è la stessa raccontata dai dati ISTAT sulla digitalizzazione.
- Le tecnologie industriali sono nel gruppo di testa. IoT, sicurezza, dati e AI crescono tutte sopra la media del mercato: l’offerta si sta consolidando e i confronti tra fornitori diventano più facili. È il momento in cui comprare bene costa meno fatica.
- Il timing fiscale conta. La finestra del nuovo iperammortamento copre gli investimenti fino a settembre 2028: incrociare la curva di maturità di queste tecnologie con l’incentivo è l’esercizio da fare con i numeri della propria azienda, partendo dalla nostra guida all’iperammortamento 2026.
Un’avvertenza di lettura: i valori di mercato aggregati includono la spesa di grandi imprese, pubblica amministrazione e consumatori, non solo delle PMI. Il segnale utile per chi decide non è quindi il valore assoluto, ma la direzione e la velocità relativa dei segmenti, che raccontano dove converge la domanda di tutto il sistema.
Metodologia in due righe: i dati citati provengono dal rapporto annuale “Il Digitale in Italia 2026” di Anitec-Assinform, riferiti all’anno 2025, come pubblicati nel comunicato ufficiale del 1° luglio 2026 linkato in apertura.